08 dicembre 2006

All'assessorato

Quel mattino entro all'assessorato al lavoro di San Felice Reatino per cercare lavoro. Voglio chiedere perché gli ultimi posti al comune erano stati assegnati a cugini dell'assessore alla mobilità.

Così incontro Fausto, assessore al lavoro.

Grosso, grasso, brutto, ma a me piace: è un vecchio democristiano, come mentalità.
Mancano quei personaggi nella politica di oggi. Lo penso ormai da un po' di tempo.

Chiedo a lui. Vorrei fare l'insegnante. Sono preparatissima.
E lui m'invita a cena, subito.

A quel punto al lavoro manco ci penso più. Io trovo affascinante quel ciccione. Mi acchitto per la serata, pensando a quando potro stare con lui da sola.

Mi passa a prendere alle otto e alle otto e un quarto siamo nel miglior ristorante della zona, seduti al tavolino, a lume di candela. E' proprio un romanticone! Fausto mi lancia occhiate tra una portata e l'altra. Parliamo poco. Parla soprattutto lui. Si lamenta della sua vita stressante (sindacalista e insieme assessore!), della famiglia che non riesce più a seguire come vorrebbe.

A un certo punto Fausto mi fa un occhiolino. E io alzo il piede sotto al tavolo. Per poggiarlo sulla sua gamba. Giochiamo per tutto il tempo del dolce. A un certo punto lui è come paralizzato dall'eccitazione. Sta venendo. Così. Sotto al tavolo del ristorante...
E' a quel punto che tira fuori una busta dal giaccone e me la porge.

La prendo. Ci sono le risposte (presumo quelle giuste) per il concorso scritto come insegnante del comune.

- Te la sei meritata, ora sparisci.
E il ghigno di Fausto me lo ricordo per tutto il tempo impiegato per tornare a casa.

Prendo la busta, la apro e - appena arrivata a casa- pubblico tutte le domande e le risposte giuste su un blog.

Link:
Subiaco, accusato da un'aspirante maestra

22 novembre 2006

In televisione

- Corri, corri, c'è Graziella in tv!

- Arrivo, arrivo.

Gabriele prende una mela annurca, si alza da tavola, dà un morso e guarda il piccolo schermo del salone. In tv c'è "Insider", il programma d'inchiesta più famoso della rai tv.
E a parlare è proprio lei: Graziella!
Graziella: l'amore di tutta una vita.
Graziella e Gabriele: la coppia perfetta. Così pensavano tutti quelli che avevano a che fare con loro: amici, conoscenti, passanti, osservatori.

Ma era finita. Era finita perché Graziella si era trasferita a Roma per lavoro. Avevano aperto quel nuovo ospedale modernissimo. E lei - dopo anni di manovalanza gratuita (chiamata "tirocinio") - era riuscita ad entrare come infermiera al San Crispino di Roma.

La storia tra Gabriele e Graziella era così finita. Non perché non si amassero più. Ma perché Gabriele lavorava come portantino al San Procopio di Udine. Graziella come infermiera al San Crispino di Roma. Non potevano più vedersi.

In tv Graziella è bella come sempre. Un sole. Denti splendenti. Sguardo vivo e intelligente.
Dice al giornalista di non essere una vera dipendente del San Crispino. In realtà il contratto lo ha firmato con la Cooperativa "Il Girasole". Dice di non avere contributi, né malattia.

Gabriele la guarda. Non ascolta le parole. Cerca piuttosto di carpire gli sguardi di Graziella. Cerca quelle fossette sulle guance che tanto lo avevano attratto.

La trasmissione va avanti, denunciando altri casi di "esternalizzazioni" e favoritismi.

Gabriele da quel giorno non fa altro che pensare a Graziella. Non la sentiva ormai da anni. Si erano persi di vista. Ma lui, di giorno o di notte, in testa ha la sua pettinatura, il suo viso. Gli occhi e le mani di Graziella. Vuole sentire quelle mani accarezzare il suo corpo, vuole che quegli occhi lo guardino, a lui, ora.

Dopo 10 giorni non ce la fa più. Non può non farlo. Prende il telefonino. Fa quel numero.
Dopo pochi squilli, risponde Graziella.
- Ciao, ti ho vista in tv, fa Gabriele con tutto il coraggio che ha.
- Ciao, risponde Graziella.
E poi continua. Pochissime parole, frasi brevi.
- L'ospedale San Crispino mi ha licenziata, dopo quell'intervista. Torno a Udine, con te.

Gli occhi e la bocca di Gabriele si illuminano.
Prende una mela annurca e le sorride.

Link:
Invisibili al lavoro, invisibili ai diritti (Aprile on line)
In bilico su un articolo (Il Maleppeggio)

05 ottobre 2006

Writer Veltroni

Il sindaco di Roma ora pubblica anche un libro. Ovviamente, come direbbe Mollica, "c'era molta attesa, e in effetti il libro di Veltroni è bellissimo!". Io non lo so, non l'ho letto. Probabilmente non troverò il tempo di leggerlo. Ma tutti ne parlano bene (o quasi, vedi sotto). Perché di Veltroni bisogna per forza parlare bene, oppure si è di destra (ma anche da quelle parti V. ha un certo successo). Ma non è tutto oro quel che luccica, e qualcuno di onesto che lo dice ancora c'è. Certo, bisogna cercarlo un po' ma si trova. Io segnalo qui qualche lettura piacevole, oltre che interessante. Altre, spero, le aggiungerete voi nei commenti. O altri flexybarmen che possono persino modificare i post.

Veltroni, la scoperta dell’alba Cristian Raimo
Agenda di autunno Lanfranco Caminiti
Come ci avviamo ad abitare in una città di merda e come stiamo cercando di svoltare Angela Scarparo
Quanto sei bella Roma quando pesti Angela Scarparo
Roma di Veltroni, una città di merda no. 1 in classifica digitando "veltroni merda" su Google

04 ottobre 2006

Nel lager per sbaglio

Dopo il caso di Mariana Dontcheva, l'archeologa bulgara capitata per sbaglio tra gli immigrati da identificare, un altro VIP finisce per errore nell'inferno dei Centri di Permanenza Temporanea. E' successo al CPT di Ponte Galeria (Roma) a Sami, celebre per aver vinto il famoso premio "Mastro Lindo" assegnato ai migliori lavavetri, nella specialità "Semaforo Giallo". Il 42enne marocchino parla sei lingue e gode di fama internazionale, essendosi esibito in molte prestigiose periferie di tutta Europa. Tra i suoi clienti abituali c'è anche il sindaco Veltroni, che proprio a Sami deve la brillantezza dei vetri della sua auto blu. Ma per gli ufficiali di polizia non c'è stato nulla da fare, e per uno sfortunato documento bagnato di sapone è stato rinchiuso dietro le sbarre del Centro, dove l'equivoco si è chiarito dopo ben sei giorni.

"E' stato un incubo", ha dichiarato Sami dopo aver ricevuto le scuse di un imbarazzatissimo prefetto Serra. "Sei giorni a guardare fili spinati senza comunicare con l'esterno". A sentire lui, questi "sbagli" accadono molto più spesso di quanto si pensi: "A Ponte Galeria ho conosciuto molte star finite lì per sbaglio, come Natasha, uno dei transessuali più conosciuti nel quartiere Tor di Quinto frequentato anche dai poliziotti del quartiere, o Elton, un celebre muratore albanese a cui recentemente è stata commissionata la realizzazione del prestigioso Auditorium disegnato da Renzo Piano. Spero che anche il loro caso trovi presto una soluzione". Qualcuno non ce l'ha fatta, però. M'boup, 33enne senegalese, è stato rimpatriato pochi giorni dopo l'arrivo di Sami. E ha dovuto interrompere così una brillante carriera nel settore musicale: molti artisti, da Tiziano Ferro a Alex Britti, hanno raggiunto la fama proprio grazie a M'boup, che ha curato la distribuzione dei loro album sui marciapiedi della Capitale.

Nonostante il lieto fine, Sami non dimenticherà presto le condizioni umilianti in cui si è trovato per un banalissimo caso. "Ho dovuto dormire per terra come fossi un criminale, condividendo la cella con delinquenti veri" racconta nel suo perfetto italiano. "Era difficile chiudere occhio, sapendo che in ogni momento l'avvocato etiope che dormiva nella mia stessa cella avrebbe potuto aggredirmi. Lì dentro impari cosa vuol dire "violenza": hai a che fare con bengalesi senza scrupoli laureati in medicina o architetti peruviani pronti a tutto. Abituato alla tranquilla vita del lavavetri, non immaginavo nemmeno che l'uomo, in certe condizioni, potesse comportarsi come un animale. Certe volte capisco che, davanti ad un medico o un architetto, un poliziotto sia costretto ad usare le maniere forti. Ma pensavo che essere un lavavetri, per di più abbastanza famoso, costituisse un piccolo vantaggio".

Tutto è bene quel che finisce bene, comunque. Sami ha ritrovato il sorriso insieme alla libertà e si è subito concesso all'abbraccio dei suoi sostenitori. Molti romani, infatti, gli hanno chiesto schiumose dediche sui parabrezza delle auto, appena lo hanno avvistato di nuovo al semaforo abituale.

19 settembre 2006

In biblioteca e nelle strade

Mirco si laureò in lettere a Palermo nel 1992. Subito finita la laurea riuscì a fare un corso regionale di biblioteconomia. Durò un anno. Fu dura, mantenersi con il lavoretto serale al pub. Ma ce la fece.
Dopo ancora un anno di attesa e lavoretti, venne chiamato per il servizio civile. Destinazione: Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Giulio non riusciva a finire quella maledetta università. Nel 1993, al 6° anno fuori corso, chiese al papà gli ultimi soldi. Il papà era stato appena coinvolto marginalmente in "tangentopoli" e non aveva più le grandi disponibilità finanziarie di un tempo. Gli diede 3 milioni, per l'ultimo anno. Così Giulio li diede a Mirco, suo ex compagno di corso più giovane e a lui vagamente somigliante. Mirco fece i due esami mancanti al posto suo e gli scrisse la tesi.

E' settembre 2006. Mirco e Giulio si sono appena reincontrati dopo tutti quegli anni, a Marzamemi, in vacanza entrambi ai primi di settembre.

Mirco, dopo il servizio civile, è rimasto a Roma, dove ha trovato amici e una ragazza con cui convive. Ha continuato a lavorare (con lunghe pause) alla biblioteca nazionale centrale, con contratti di collaborazione e - da qualche anno - a tempo determinato.
Giulio - dopo anni di call center, prima co.co.co., poi lap - è stato chiamato dal papà, finalmente ritornato in politica, al municipio.

- Devo solo contare le macchine che passano - racconta all'amico - a fine giornata torno in ufficio e compilo i moduli. E' semplice. Sono solo 800 euro, ma rispetto al call center è una pacchia.

- Io mi diverto - risponde Mirco - Lì dove sto io praticamente gestisco un reparto da solo (insieme a un paio di obiettori di coscienza). E' il reparto delle riviste: si chiama emeroteca. Ci sono tutte le annate di Playboy, del Guerin Sportivo e di Dylan Dog. E adesso sono in vacanza, perché hanno trovato un po' di topi fra i libri: stanno facendo la derattizzazione, così il contratto mi ricomincia fra una settimana.

Al ritorno dalla vacanza, Giulio trova una lettera: è stato assunto a tempo indeterminato! Potrà contare macchine per tutta la vita. Una lacrima si materializza sulla palpebra destra. Ma non capisce se si tratta di gioia o di dolore.

Al ritorno dalla vacanza, Mirco trova appeso un comunicato sindacale in bacheca: sciopero contro la Finanziaria! Sorride: pensa a quando - con gli amici e la ragazza - disegneranno lo striscione per il corteo.

Link:
Biblioteca nazionale di Firenze: emergenza topi, soldi e personale
Palermo: pagati per contare i tombini

05 settembre 2006

Al Ministero

Chiara pigiava freneticamente le dita sulla tastiera.
Manuela l'osservava, mentre stringeva nelle mani i ferri con cui stava ricamando il centrotavola per il prossimo Natale.

Rientrò Manlio, con la busta del mercato.
E' bello quando gli uomini si danno da fare per la casa - pensò Manuela.

Poi Manlio cominciò la sua quotidiana telefonata di mezz'ora alla moglie.
Chiara intanto continuava - come rapita - a battere sulla tastiera.

A mezzogiorno arrivò Claudio. Faceva tardi, la mattina. Non gli era mai riuscito di svegliarsi presto. Con il cartellino lo "aiutavano" i colleghi. Stamattina ci aveva pensato lei, Manuela.
Mentre entrava Claudio, Chiara continuava frenetica a scrivere davanti al monitor.

All'una andarono a pranzo insieme: Manlio, Claudio e Manuela. Erano più di 20 anni che si ripeteva quel rito.
Manuela - durante il pranzo - lo disse con fervore:
- Certo, è uno scandalo che quella Chiara lavori così tanto. L'avete vista oggi? Non ha staccato nemmeno un secondo gli occhi dal computer! In fondo è giusto se a questi precari gli danno il posto!
- Sì, è giusto
assentirono sia Manlio che Claudio.

Intanto Chiara aveva smesso di battere al computer.
Aveva passato più di 4 ore, sul forum del Corriere del mattino, ad insultare i suoi colleghi di ruolo che non lavoravano. Non aveva fatto altro tutta la mattina.
Ora si era sfogata.
Poteva andare a pranzo.

Link:
Pietro Ichino "Il sindacato e i nullafacenti"
Il forum sul Corriere della sera

30 agosto 2006

A Capodanno

Era l'ultimo dell'anno.
Carlo e Patrizia erano di turno al Pronto soccorso, anche quella sera, all'ospedale di Cividale del Piemonte. Avrebbero raggiunto gli amici a mezzanotte. La bottiglia l'avrebbero stappata fra loro, prima di uscire dall'ospedale.

Alle 24.00 tutto andò come previsto.

Fuori i fuochi e i botti. Loro dentro con lo spumantino fatto in casa dello zio di Carlo.

Fu in quel momento che arrivò, trafelatissimo, un ragazzino di 15 anni, portato a braccia da altri due giovani.

Urlavano, i due, ma ancor di più urlava Massimo, il bambino ferito. Sanguinava da una mano, fasciata alla bell'e meglio.

Ustionato tutto il braccio. La causa era chiara: gli era esploso addosso un "botto" di capodanno.

Carlo e Patrizia si guardarono negli occhi, uscirono lentamente dall'ospedale e - rivolgendosi ai ragazzini urlanti - dissero: "Chiamate il primario". Patrizia porse a uno dei due un foglietto col numero di cellulare.

Se ne andarono alla festa.
Il loro contratto era appena scaduto. Alle 0.00 del primo gennaio duemilasette.

Link:
Savigliano: 32 operatori sanitari rischiano il lavoro